BARONIO / BARTOLINI
venerdì 13 dicembre
CENTRALE PRENESTE TEATRO
h 21.00 – spettacolo
CARMEN CHE NON VEDE L’ORA
di e con Tamara Bartolini e Michele Baronio
drammaturgia Tamara Bartolini
musiche, canzoni, sonorizzazioni Michele Baronio
canzoni originali Lucilla Galeazzi
disegno luci Davood Kheradmand
suono Michele Boreggi
regia Tamara Bartolini, Michele Baronio
produzione Bartolini/Baronio
co-produzione | Residenza Carozzerie | n.o.t
co-produzione Sycamore T Company
produzione prima fase del progetto Ass.Cantalavita/Lucilla Galeazzi
collaborazione 369gradi
Grazie a Carmen M. per la sua storia
Carmen che non vede l’ora , prima ancora di tradursi sulla scena, è stato l’incontro con una biografia, con la storia di una donna incontrata durante uno dei nostri laboratori teatrali. Quella biografia che è andata trasformandosi durante il lavoro, parlava anche di noi, del nostro paese e ci poneva domande sul senso del raccontare ancora storie che ci riguardano. L’urgenza di questa narrazione è diventata un viaggio artistico attraverso un caleidoscopio di formati e linguaggi, nel tentativo di ricostruire una vita. Carmen è il viaggio di una donna qualunque alla ricerca della sua libertà, ma è anche il viaggio di un uomo alla ricerca della sua coscienza che risponde parlando, cantando e suonando, a quel gioco del teatro, che il femminile mette in moto, per ricucire, insieme al pubblico, ciò che la violenza ha fatto a pezzi. Carmen è una profonda e vertiginosa immersione dentro la storia del nostro paese dalla fine della seconda guerra mondiale fino ai nostri giorni, ed è un viaggio alla ricerca di un corpo e del suo posto nel mondo, uno scontro con altri corpi, una lotta contro la violenza e la sopraffazione. La nostra Carmen è un viaggio umano che va indietro e avanti nel tempo, che non vede l’ora di scoprire cos’è corpo e dov’è bellezza.
La storia di Carmen che non vede l’ora è un’antistoria; non vuole essere favola e forse non sa essere neanche racconto. Non si fa prendere, deformare, comprimere in un’ordinata sequenza narrativa, non si piega a nessun finalismo ideologico e paternalistico.
Non accade nella dimensione consolatoria dell’affabulazione. E’ orizzontale, non consente di fare scelte, di stabilire nell’occhio priorità o gerarchie. E’ una corrente, ci passa attraverso ed è ancora altrove. Possiamo solo balbettarla o “fare finta che”, prestando i nostri corpi ai “formati” con cui cerchiamo di incorniciarla.
Noi donne lo sappiamo che avviene misteriosamente nelle nostre pance, in forma di promessa. Perchè raccontare una storia è un atto di fede nel futuro, potente e provvisorio, come ogni promessa.
Tamara Bartolini_Pensieri sparsi a margine delle prove
“Ognuno è un cantastorie. Tante facce nella memoria. Tanto di tutto, tanto di niente…le parole di tanta gente. Tanto buio, tanto colore. Tanta noia, tanto amore. Tante sciocchezze, tante passioni. Tanto silenzio, tante canzoni…”
Da Sempre di Gabriella Ferri

BIO
TAMARA BARTOLINI/MICHELE BARONIO
Tamara Bartolini, attrice, autrice e regista, dopo gli studi al Centro Internazionale La Cometa, ha incontrato in laboratori, master class e spettacoli, diversi registi della scena contemporanea. Ha vinto diversi premi come attrice e come regista di spettacoli come “Circe of the crazy ladies” sulla vita e le opere di Sylvia Plath e Anne Sexton. Si occupa anche di formazione teatrale lavora come artista pedagoga al progetto di formazione “Percorsi Rialto” con L.Calamaro, F.Santoro, L. Ferlazzo Natoli e i Tony Clifton Circus e fa parte della rete ScuolaRoma. Dal 2000 al 2010 ha lavorato nella compagnia Triangolo Scaleno diretta da Roberta Nicolai dove ha incontrato l’artista Michele Baronio, attore storico della compagnia, musicista e direttore tecnico. Dal 2008 a partire dal progetto “La Caduta_incontro tra artisti e territori”, realizzato con musicisti, videomaker e fotografi, nasce un sodalizio artistico che li vede insieme in tutte le successive creazioni: TU_TWO due alla fine del mondo, PASSI (finalista al premio Dante CappellettiTuttoteatro.com 2011), lo spettacolo Carmen che non vede l’ora e il progetto RedReading. Nelle loro creazioni artistiche c’è sempre una forte esposizione personale, un lavoro sulla biografia personale e collettiva, un dialogo tra la parola e la musica. C’è la ricerca di un teatro come luogo di trasformazione, metafora di una singolarità che si fa plurale, ricerca di una umanità condivisa.

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