Abbiamo chiesto ad Antonio Rezza di raccontarci quali sono gli spettacoli di sabato 18 settembre 2021 ad Attraversamenti Multipli, leggendo la lingua Bambara.

Quando ho iniziato a insegnare italiano nei centri di accoglienza per richiedenti asilo, ho incontrato anche Mahamadou Kara Traore. Anche se inizio a dirla troppo spesso questa cosa, perché poi con Kara abbiamo iniziato questo strano percorso di visione che oggi si chiama Redazioni Meticce e che oggi è oggetto di studio europeo con il progetto Literacy Act. Quando ci siamo conosciuti eravamo appena arrivati tutti e due in quel centro di accoglienza di Tor Bella Monaca, io da via Tiburtina, lui da Kita, in Mali.
Non so bene perché, ma una delle lingue che gli insegnanti di italiano per richiedenti asilo amano minimamente “imparare”, è il bambara. Probabilmente perché, come ci spiega qui sotto Raffaele Urselli, è una delle lingue più parlate e comprese nell’area del gruppo Mandingo dalla Costa D’Avorio al Burkina Faso, passando per il Mali e il Senegal, tutti paesi di provenienza di chi arriva in Italia.

Oggi, dopo quasi cinque anni dal suo arrivo, la comunità maliana e di bambarofoni (tento l’azzardo lessicale) a Roma è nettamente più nutrita, e come mi racconta Kara inizia a essere più organizzata.

La scarsa diffusione di una lingua come lingua riconosciuta nelle istituzioni scolastiche del proprio paese (qui, un racconto prezioso di Kara sul tema), sui canali di informazione online, in spazi di discussione che tengano pienamente conto dello spelling e dell’evoluzione del vocabolario, rende una comunità di parlanti più vulnerabili, più soggetti a disinformazione, più lontani dalle proprie radici e porta la lingua sulla soglia della sopravvivenza. Allora anche quest’anno continuiamo a provocare gli artisti del festival, a metterci in bocca parole di altre lingue, dalle radici lontane ma contemporanee e compresenti fisicamente alla nostra. E ci ritroviamo così a far parlare Antonio Rezza in bambara, per ascoltare il programma del festival di oggi (qui il programma completo) prima di vederlo andare in scena con Asta al buio all’interno del festival Attraversamenti Multipli.

Jack Spittle, di questa redazione meticcia, qualche giorno fa mi scriveva dei versi da La caduta di Iperione di John Keats. Con questi, inauguriamo gli sconfinamenti linguistici del 2021:

Who alive can say
“thou art no Poet may’st not tell thy dreams?”
Since every man whose soul is not a clod
Hath visions, and would speak, if he had loved
And been well nurtured in his native tongue.”

Chi è vivo può dire,
“Non sei poeta, come puoi raccontare i tuoi sogni?”
Visto che di ogni uomo l’anima non è una zolla
(ogni uomo) ha visioni, e parlerebbe, se avesse amato e fosse stato ben nutrito nella sua lingua madre.

 

Raffaele Urselli (Phd in African Studies), che ringraziamo, ci ha raccontato qualcosa sulla lingua bambara.

Il bambarabamanankan per i suoi locutori, è una delle lingue nazionali del Mali, certamente la più parlata nel paese. Come il Mandinka, appartiene al gruppo delle lingue Mande che, in Africa occidentale, compongono un continuum dialettale cui è impossibile porre limiti e barriere geografiche netti. Il Bambara si è diffuso nel XVIII secolo grazie all’espansione dell’Impero Bamana. La diffusione dell’islam si è poi imposta sul Bambara non senza incontrare resistenze: lo stesso termine bamankan indica la vocazione audace e coraggiosa di “chi rifiuta di sottomettersi al padrone” (Ban ma na). Tuttavia nel primo Novecento, molti Bambara iniziarono a convertirsi all’Islam, nonostante la storica inimicizia, come strategia per opporsi al Governo coloniale francese. Oggi quando si parla del Bambara si fa allusione al gruppo Mandingo, che insieme alla lingua Mandinka, Khassonkè e Dioula compone un insieme dialettale mutualmente comprensibile, dalla Costa D’Avorio al Burkina Faso, passando per il Mali e il Senegal.

Luca Lòtano, Mahamadou Kara Traore

foto Carolina Farina

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