Diario illustrato di un festival

Il primo fine settimana di Attraversamenti Multipli 2021 raccontato dagli schizzi e le immagini a parole di Ornella Maggiulli e della redazione meticcia

Venerdì 17 settembre

H 20.00 – Chi c’è a Largo Spartaco, e che hanno fatto al muretto? Ci sono le abitanti e gli abitanti del Quadraro e non solo. C’è chi è venuto per Antonio Rezza – il suo spettacolo inizia tra un’ora aprendo Attraversamenti Multipli 2021 – chi è venuto ad abitare la piazza con gli affari propri, come ogni giorno. Di fatto, ci si siede tutti sul muretto che limita la piazza, recentemente ridipinto da BOL, che ha lasciato degli spazi neri nella sua opera, invitando gli abitanti a riempirli con i propri pensieri, che spesso sono poesie. L’opera di street art di BOL si intitola, appunto, RAINBOW – un’opera da abitare. Detto, fatto.

Donne del Quadraro siedono accanto alla nuova opera RAINBOW – un’opera da abitare di BOL

H 21.00. Quante persone sono venute a vedere Asta al Buio di Rezza? Che siano state tante o poche, sicuramente erano diverse. Per esempio, chi mai punterebbe mezza piotta sul niente? Qualcuno, per Rezza, lo ha fatto. Chiedete a loro il perché. Tra gli spettatori che alzavano le mani (e la posta) per accaparrarsi oggetti in asta non preannunciati (c’è chi ha poi scoperto di vincere un Kindle e chi una busta di “niente”), anche Mamadou Kara della nostra redazione, che a fine spettacolo ha osservato: «Non capivo perché la gente alzava la mano! Non capivo proprio il gioco, come è riuscito [Rezza] a fare una decina di aste con la gente che va a dare i soldi a buffo? E se quei soldi li chiedesse qualcuno che c’ha proprio esigenza? Non faccio proprio il paragone, ma se lo facesse qualcuno che lava i vetri ai semafori? Manco 10 centesimi gli lasciano. Però avevano la forza e il coraggio, per me è una barzelletta, una follia. Alzavano la mano senza rendersi neanche conto se avevano il contante. Il trucco dell’attore per riuscirci non lo so. Io non lo farei…in mezzo a tanta gente poi, in una piazza, sto zitto. Non ci vado!».

Più di qualcuno rialza a scatola chiusa nello spettacolo Asta al Buio di Antonio Rezza. Soldi veri, i premi non sempre

Ci siamo domandati: il “trucco” del successo dello spettacolo, non sarà stato proprio quello di riuscire a dimostrare che il prezzo di un’esperienza (che in questo caso può essere una sòla da Rezza) lo decide ognuno? Saranno state le umane contraddizioni emerse da questa riflessione, da questa “barzelletta” per dirla alla Kara, che alla fine hanno fatto ridere tutti.

Persona che ride allo spettacolo Asta al Buio di Rezza e che probabilmente non ha partecipato all’asta

Lo spettacolo, come la piazza, è attraversato dai pensieri di tanti. Ognuno ha i suoi motivi per andarci, le sue esperienze e i suoi umori per giudicare. Di chi vi fidereste se chiedeste ai tanti, dello spettacolo e della piazza, «com’è?». Può sembrare frustrante, ma avrebbero ragione tutti. Rezza ha fornito solo il primo esempio per apprezzare le declinazioni di questo dato di fatto all’interno della nostra Redazione Meticcia.

Ali, Giorgio e Ornella, una sera stavano guardando la stessa cosa, cioè lo spettacolo Asta al Buio di Antonio Rezza a Largo Spartaco. Ne saremmo così sicuri guardando i loro disegni? Figuriamoci le loro impressioni

H 22.30. Il consumo di carne in relazione al suo modo di produzione è un argomento trito e ritrito. Ma in quali modi è stato narrato? In quali ancora è possibile farlo, e aspettandosi cosa dal pubblico? Carlo Massari in Mash-up ha proposto il proprio modo. È stato un modo fatto di carne e ossa, le proprie, che hanno incarnato un vortice di ginocchia nocche e culo sul cemento di GarageZero. Una danza da mattatoio.

«L’immagine che vedevo quando lui [Carlo Massari] tremava, un bebè della mucca. Quando vedevo che  c’aveva le gambe che tremavano, vedevo una mucca appena nata, perché ne ho viste tante giù da me. Tante si, fanno proprio così». “Giù da me”, per Kara, equivale al Mali, dove nelle sue memorie vedere una mucca è più “facile” che mangiarla. Jack, invece, è stato svezzato negli Stati uniti, dove è vero il contrario. Infatti, Jack ha ammesso che «a causa di questo spettacolo, gli ultimi due giorni mi sono tuffato in certi luoghi della memoria che non visitavo da chissà quanti anni. Ho scritto a quattro zii, due cugini e diversi amici. Ho iniziato a scrivere delle memorie legate al cibo e non ho potuto ancora fermarmi, sto a sette cartelle di aforismi! Bell’esercizio». Una bellissima intervista a Carlo Massari fatta da Kara, Jack e Giorgio è anche un assaggio di tutte le sfumature di carne che vanno dal Mali agli Stati Uniti, ed è caldamente consigliata (qui, Oltre la mia carne. In dialogo con Carlo Massari).

Carlo Massari colto in un raro istante in cui sta fermo nel suo spettacolo Mash-up

Utilizzare il corpo per parlare di altri corpi – in questo caso non umani – si è rivelato, volontariamente o meno, un modo vincente di superare questioni morali sul consumo di carne diventate spesso retoriche, riuscendo a giocare semplicemente sull’evocazione e il confronto di esperienze. Non sapevamo che corpi e giochi semplici, come quelli del circo, sarebbero stati il perno delle nostre maggiori riflessioni anche nei giorni a seguire.

Sabato 18 settembre

H 18.00. C’erano due, una bici senza freni, un tronco e una sega elettrica al centro di un cerchio di tanti bambini.

Ritratto non autorizzato del duo circense Rasoterra

Quanto lo stare insieme vuol dire supportarsi per guardare più in là, e anche in direzioni opposte se necessario? Il duo Rasoterra, in Happiness, sembrava suggerire che si tratti di un equilibrio così buffo da coincidere con un’arte circense.

L’affiatato duo circense Rasoterra mentre, nel numero di Happiness, scopre chissà cosa, in barba alla gravità. Come direbbe Rezza, contenti loro contenti tutti

Federica, ripensando alle impressioni avute durante lo spettacolo, dice: «Quando guardo due artisti che fanno delle particolari acrobazie ed utilizzano il corpo in maniera “spettacolare”, mi colpisce sempre la conoscenza del corpo che entrambi hanno l’una dell’altro: il peso, la forza necessaria che occorre per sorreggerlo, la piega del ginocchio o del gomito su cui devono far leva per una tale acrobazia. Immagino quante prove abbiano dovuto fare per riuscire in quel numero e come i loro corpi abbiano immagazzinato, nella loro memoria, tutti i passaggi utili per riprodurre quei movimenti e riuscirci ogni volta. E tutto ciò è fatto di relazione, intimità e confidenza.»

In questa intervista (qui, Happiness! Come guardano i bambini) si può capire meglio come i bambini, e non solo loro, hanno guardato e descritto Happiness di Rasoterra (include file audio inediti).

Domenica 19 settembre

H 17.30. Su un palo instabile, tenuto in equilibrio da funi tirate da otto spettatori scelti per disgrazia e non per esperienza, uno faceva cose pericolose nel bel mezzo di Largo Spartaco. Chi stava a guardare?

Scagli la prima pietra chi, abitando nel Boomerang di Largo Spartaco, non si sarebbe affacciato per vedere Mistral appeso a quasi due piani di palo cinese in Fidati di me!

Julio, nel disegnare a parole la scena che gli è rimasta più impressa dello spettacolo Fidati di me di Mistral, ne coglie l’essenza e le ripercussioni sul pubblico: «lui si è lasciato cadere a testa in giù, scendendo solo con le gambe strette attorno al palo, senza mani. Tutti hanno guardato lui e il palo e per terra. Si è lasciato cadere con la fiducia in sé stesso e con gli altri. È stato bello, tutti gli sguardi solo in un punto».

Con la follia ben calibrata di un circense, evidentemente espressione di uno stato mentale ben più allenato della norma sulla capacità di controllo della realtà, Mistral si è tuffato a testa in giù dal suo “palo cinese” per almeno due volte. Come ci disegna Matteo, «Maya guarda all’insù. È preoccupata, ma anche curiosa di vedere come andrà a finire. Tira un forte maestrale in cima al palo. Ma sì, forse andrà tutto bene». Maya era la bambina del pubblico a cui Mistral ha detto «Vieni qui, fai così con le mani e aspetta!». Il “così tra le mani” ce lo illustra Matteo qui sotto. Maya ha fatto “così con le mani” in un modo talmente istintivo e ilare che sembrava non vedesse l’ora di raccogliere una settantina di chili umani che le sarebbero piombati addosso dall’alto. Comportandosi così, Maya forse ha involontariamente svelato il perché Mistral si affidi a dei bambini per interpretare questo ruolo di “raccoglitori”. La testa di Mistral, dopo una rapida accelerazione, si è fermata di colpo a distanza di sicurezza, ben inferiore a un metro, dalle manine di Maya. Si, è andato tutto bene.

In realtà Maya se l’è filata all’ultimo cedendo il posto a un altro bambino, ma per semplicità di narrazione e non togliere forza al suo encomiabile slancio di allargare le braccia per aiutare Mistral in Fidati di me, nel testo l’abbiamo fatta corta

Prity dice: «Quando ho visto l’evento mi sono ricordata della mia infanzia, quando avevo otto anni sono andata a vedere il circo con mio padre». Se Mistral si fosse trovato a performare una ventina di anni fa in Bangledesh, avrebbe quindi benissimo potuto scegliere Prity come aiutante, come ha fatto con Maya e gli otto adulti “reggitori di palo” chiamati a essere responsabili della sua incolumità oltre che della decenza dello spettacolo.

Uno dei “reggitori di palo”, di cui Mistral si è fidato e viceversa, era Ali. «È stata una giornata molto bella e diversa per me. Mistral innanzitutto era una persona molto simpatica e divertente. La cosa diversa è che ho partecipato con lui alla sfilata e con i miei amici ho indossato la giacca gialla (il giubbotto catarifrangente). Quando Mistral stava distribuendo le giacche gialle, ho sentito che me ne avrebbe regalata una. Avevo paura, non sapevo cosa sarebbe successo perché non parlo bene in italiano, e avevo paura di vergognarmi davanti al pubblico; ma quando è venuto da me e mi ha dato la giacca, sono “diventato una realtà” e ho lasciato la paura, ho trovato il coraggio e sono avanzato».

Saper costruire fiducia reciproca, per una necessità momentanea ma sfruttando i mezzi migliori a disposizione, è forse anche questa un’arte circense. Per saperne di più, leggi l’intervista della redazione meticcia a Mistral sul suo spettacolo Fidati di me (qui, Fidati di me. Sulla corda tra artista e pubblico con Mistral).

H 18.30. Quanta forza ci vuole nella sensualità? Come se il corpo non fosse già stato abbastanza complice di riflessioni sulle nostre contraddizioni, qualcuno lo ha scoperto nella lezione aperta di flamenco di Giorgia Celli. Un’ora di sudore senza genere né età.

H 20,30. E quanta grazia ci vuole, invece, nel trottare? Nel trotterellarsi intorno. A conclusione  degli spettacoli di piazza, Giulio e Jari del C.G.J Collettivo Giulio e Jari hanno suggerito, a luci basse, quanto studio ci sia nel riproporre un caos apparente. Che se vedi bene, è fatto di un’armonia di corpi che si parlano.

Prova a “trottare” coordinandoti con un amico senza fare rumore né perdere il ritmo come Giulio e Jari del Collettivo Giulio e Jari

E tu, eri ad Attraversamenti Multipli lo scorso fine settimana e hai fatto dei disegni per immortalare qualcosa che ti ha colpito? O ti sono rimaste impresse delle scene, dei dettagli su cui hai poi ricamato dei pensieri? Che ci fossi, che lo abbia fatto o no, come direbbe Jack, è un “bell’esercizio”.

Ornella Maggiulli 

con Julio Ricardo Fernandez, Ali Jubran, Federica Mezza, Matteo Polimanti, Mahamadou Kara Traore, Jack Spittle

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