Ci guardano tutti danzare. Un flamenco a Largo Spartaco

Domenica di festival con Flamenco per tutti guidati dai passi di Giorgia Celli e da Alessandro Floridia con il laboratorio “Ostia Cajòn”

foto Carolina Farina

Domenica pomeriggio la piazza di Largo Spartaco è stata inondata da danzatrici con chignon, ampie gonne e scarpe col tacco. Giorgia Celli ci ha guidati in un viaggio danzante in Andalusìa, illustrando i primi passi del flamenco, nella sua lezione aperta Flamenco per tutti, per Attraversamenti Multipli 2021.

Io, Chiara, Prity e Naiva, insieme ad altri ragazzi e ragazze della RE.M, ci siamo immediatamente riversati in quella sala da ballo senza specchi che era diventata Largo Spartaco. Ci siamo disposti su più file dietro a Giorgia Celli che ci dava le spalle nel suo lungo abito nero, aderente e adornato di sottili frange di seta. Poi è salita su una piccola pedana di legno: «Non perché sono l’insegnante» – ha detto – «ma perché così mi sentite meglio». Ciò che dovevamo sentire erano i golpe a terra fatti con le scarpe col tacco. «Siamo danzatrici e anche musiciste», ha affermato subito. Il flamenco è una danza speciale perché nasce dalla contaminazione:

c’è la danza classica, per la precisione e la pulizia dei movimenti; la danza araba, per la sensualità e la sinuosità dei gesti; in più, racchiude le tradizioni dei Gitani. «Nel flamenco, la cosa più importante è stare nel ritmo» – ci ha spiegato – «siamo delle percussioniste perché suoniamo con il nostro corpo: battiamo i piedi (a volte con il tacco, a volte con tutta la pianta, altre “scalciando” all’indietro), con le mani e sulle gambe

Ci riscaldiamo, spalle, collo: uno, dos, tres !

Per prima cosa ci riscaldiamo: un gruppo misto, per genere ed età, fatto di sconosciuti in abiti non del tutto adatti a quella danza, ha iniziato ad imitare la maestra sciogliendo le spalle, il collo e anche le dita delle mani, in movimenti lenti e ben scanditi.

flamenco

foto Carolina Farina

Uno degli aspetti fondamentali è la precisione e la determinazione dei movimenti. Giorgia Celli ci ha guidati nella danza passo dopo passo (è proprio il caso di dirlo), dando i tempi in un italiano misto a spagnolo, dall’archetto del microfono che le cascava ad ogni tres, momento in cui con la testa dovevamo fare uno scatto un po’ altezzoso verso destra.

Energia!

Ci vuole un po’ di coraggio nel mostrarsi nel momento in cui si sta imparando una cosa nuova. Ci si mostra fragili, scoordinati e ci si mette a nudo. Ma non bisogna dare importanza ad occhi che giudicano, non è importante tanto l’esattezza dei passi, quanto il rapporto con la musica. Ad accompagnarci in questa sfida, i cantaores con i loro strumenti, chitarra e percussioni, che hanno regalato alla lezione flamenca un tocco in più. La Celli ci ha invitato a mettere nei movimenti intenzione e spirito, il famoso duende, che rende viva una danza. Come potrebbe essere altrimenti? E quanto duende ci vuole? Sicuramente è fondamentale sentire ciò che ci muove, una tensione che pulsa dall’interno e che sprigiona energia. Come per tutte le danze popolari, che hanno a che fare con la terra e con una dimensione comunitaria, si tratta di un’urgenza da dover buttare fuori e che non può aspettare, in una sorta di rapimento emozionale. Io e Naiva, studentessa che frequenta la scuola di italiano di Asinitas, ci siamo scambiate un po’ di impressioni.

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foto Carolina Farina

Mi ha detto: «Nel mio paese, in Congo, ho sempre danzato. In Africa, la danza accompagna costantemente la vita delle persone: quando sei triste, danzi, quando sei felice, danzi, così quando c’è una festa o altre occasioni importanti. Serve ad esprimere le emozioni. In Congo ho fatto dei corsi di zumba e poi, durante il lockdown, quando ero in Ghana, ho cominciato a dare io delle piccole lezioni, all’aperto, alle mie amiche. È una cosa che si fa, i maestri arrivano con la musica e si balla in piazza. I passanti possono fermarsi e partecipare. La zumba in Africa è molto diversa da quella che ho visto qui, quella che ho fatto io è un’afro zumba, con musica africana. Questa lezione di flamenco mi è piaciuta molto e l’insegnante è stata molto brava. Ho vissuto una cosa diversa rispetto a quelle da cui vengo, il flamenco l’avevo visto solo in televisione e non l’avevo mai ballato. All’inizio ero un po’ in imbarazzo, ero l’unica africana. Quando capita una cosa del genere sento che l’attenzione va su di me, questo mi mette a disagio perché non mi va di essere guardata. In più, sono molta alta. Ma dopo un po’ non ci ho più pensato e mi sono divertita».

Ci guardano tutti danzare.

Abbiamo parlato anche con Nour, che fa parte della Redazione, che invece ha visto la scena come spettatore: «Ho preferito stare fuori e guardare cosa stava succedendo, mi è venuta in mente la prima volta che ho scoperto il flamenco, nel film di Tony Gatlif, Vengo. Ricordo perfettamente la melodia e il ritmo della prima sequenza, la fusione tra la musica andalusa e araba, un dialogo tra il flamenco e la danza sufista, praticamente era per me una lezione di cinema oltre il mondo del flamenco. Questa espressione corporea, nella quale percepisco insieme la rabbia e la gioia, è un viaggio di emozioni alternate. Domenica ho visto corpi diversi: la docente carismatica e autoritaria, i partecipanti incerti e un ubriaco in piazza.

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foto Carolina Farina

Ho notato una flessibilità nel seguire il ritmo, i passi, il tempo e il suono. Ma non era tutto perfetto, la docente ribadiva il fatto di essere decisi nel battere i piedi ed eleganti con il movimento delle mani. Sono stato a guardare per circa mezz’ora e ho sentito la voglia di buttarmi dentro e ballare come loro. La luce, la musica, la piazza e le persone erano come un panorama urbano molto accogliente che permetteva a tutti e a tutte di festeggiare ognuno a suo modo. Una festa improvvisa, senza troppi preparativi, un happening collettivo».

Alla prossima domenica di Flamenco per tutti.

Ci salutiamo con un applauso e con danze libere. L’ultima scena su cui si sofferma il mio sguardo è una bambina in sandali e pantaloncini che si incanta ad osservare i passi di Giorgia Celli che, dopo essersi accorta di essere l’oggetto della meraviglia di una quattrenne, provocatoriamente le balla intorno, mostrando le sue scarpe da danzatrice-percussionista.

 

Federica Mezza, Naiva Mbongobou, Nour Zarafi

RE.M, Asinitas

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