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Attraversamento 1. CORNELIA / Sleeping Beauty – outdoor

foto e intervento grafico di Ludovica Manzetti

Svegliatevi, non abbiate paura di splendere!

Luca: Primo giorno di festival. Durante la riunione di Redazione REM a Largo Spartaco Nyko Psicopo, coreografo della compagnia Cornelia, ci presenta Sleeping beauty, La Bella Addormentata, favola da cui parte l’analisi emotiva di cinque personalità contemporanee: adolescenti, “gender free”, collocabili nell’era della GENERAZIONE Z.

improvvisazione grafica Francesca Leserri

Ci parla di una favola, ed è quella che vediamo di lì a poco in scena. Il c’era una volta che prende corpo, il corpo che inizia a danzare, e una strega con la voce di Siri che ci e li ossessiona. Elena prova allora a raccontarcela di nuovo questa favola, questa rilettura in chiave moderna e in chiave urbana della favola danzata sulle punte e nelle nostre memorie di bambine.

Elena: C’era una volta un gruppo di giovani artisti che vivevano, che danzavano liberi, come libera è l’espressione.
«Ma cosa state facendo? Guardatevi, sgraziati, goffi e così vestiti!» Disse loro, un giorno, una voce, maligna, apparsa dal nulla. Solo voce, nessun corpo. «Senza nessuno che vi guidi! Lasciate fare a me, così sembrate solo schegge impazzite».
Fu così che da quel giorno la voce infranse ogni entusiasmo; in tutto il regno fu vietata qualsiasi forma di espressione, appartenuta agli artisti che stremati dai compiti imposti e da quei movimenti ripetuti meccanicamente, caddero in un sonno profondo fatto di apatia, di distacco dai loro gesti. Tutto d’un tratto però, una voce risuonò in lontananza, e poi tante altre, come tracce di colore, fino a dirigersi verso i giovani e rivolgere loro parole di speranza:
«Svegliatevi, non abbiate paura di splendere!»
Udendo queste parole, i ‘ri-belli e addormentati’ si resero conto di dover reagire: grazie all’incoraggiamento di quelle voci infatti, si risvegliarono, scatenandosi in una danza folle e piena di colore. Di fronte a tale forza, la voce malefica che aveva cristallizzato la vita del regno in una sola e schematica realtà, si dissolse nel nulla. Da quel momento la libertà prevalse in tutto il regno e vissero tutti felici e ribelli.


Attraversamento 2. ERTZA / Otempodiz

foto Umberto Tati

The dance happens in the present / There’s only the present  

Ali: في هذا الاسبوع دعاني احد اصدقائي للحضور في حفل تقام فيه بعض الفعاليات المختلف و المشاركين في الحفل من مختلف الشعوب و الاعراق وقد كان هناك شابان افريقيان من دولة موزمبيق هاجرو الى اوروبا و بلتحديد الى اسبانيا ادو فعالية الرقص في الحفل المقام في ايطاليا في العاصمة روما في مدينتي حيث اعيش و قد ادو فعالية الرقص بصورة رائعة و مبهرة بمختلف حركات الرقص الافريقي الموزمبيقي من حيث ينحدرون هم و قد شعرت انهم يعبرون من خلال حركات الرقص عن الموت و معارك الحياة اللتي يعانون منها في افريقيا و فور انتهائهم من فعالية الرقص قمنا بالبحث انا و اصدقائي عنهم لطرح عليهم بعض الاسئلة اللتي كنا نبحث عن اجوبة لها في اذهاننا فآلتقينا بمنضم الحفل الاسباني الجنسية اللذي كان هو المسؤل عن هذين الشابين الافريقيين و تعرفنا عليه عن قرب و سئلناه عما يعكسه رقص الشابين الافريقيين فقال انه يعكس علاقة الانسان بالوقت فقلت له و ماذا تعني حركة وجوه الشابين اثناء تغييرهم وجوههم و تشابه حركات الوجه بحركات وجوه الحيوانات فقال لان هناك علاقة تامة بين فكرة تضييع الوقت الا ان الحيوان لا يملك العقل لكي يفكر بالوقت فبلنسبة للحيوان مسئلة تضييع الوقت امر طبيعي ثم اتى احد الشابين الافريقيين اللذين ادو فعالية الرقص فقلت له انني منبهر برقصكم كيف تعلمت ذلك فقال نحن في الموزمبيق نتعلم الرقص منذ طفولتنا في في الصغر و التعليم في الصغر كلنقش علحجر ثم سئلته عن اذا كانت في الموزمبيق مدارس تعليم الرقص فضحكْ و قال توجد مدرسة واحدة فقط  في الموزمبيق لتعليم الرقص لكن اغلب سكان الموزمبيق يتعلمون الرقص منذ الصغر من غير مدرسة ثم ودعتهم و كلن منا ذهب الى بيته

Ali: Questa settimana mi hanno invitato a partecipare a una festival in cui si tengono diversi eventi e i partecipanti a questa festa sono di diverse provenienze. A Roma – nella città dove vivo – sono venuti i due danzatori del Mozambico della compagnia spagnola ERTZA; una danza meravigliosa e abbagliante. Con la Redazione, dopo lo spettacolo, abbiamo fatto loro alcune domande che cercavano risposte nella nostra mente, così abbiamo incontrato il regista spagnolo Asier Zabaleta e abbiamo avuto modo di conoscerlo. Cosa significa il movimento dei volti dei due giovani? E la somiglianza dei movimenti facciali con i movimenti dei volti di animali? Poi è arrivato uno dei due performer, gli ho detto che ero rimasto colpito dal suo modo di danzare e gli ho chiesto dove avesse imparato. “Noi in Mozambico impariamo a ballare da bambini, e l’educazione durante l’infanzia è come una scultura su pietra” . 

foto Umberto Tati

Julio e Debora: Prima di incontrare Asier ripensiamo alla danza. Un ritmo ripetitivo, gesti ripetitivi, una sequenza ripetitiva e due corpi autonomi che si muovono nello spazio. Ingranaggi meccanici che si muovono senza pensiero e ogni tanto si inceppano. 

«Mamma, perché si ferma?» chiede la bambina seduta davanti a Julio. Ce lo chiediamo anche noi. 

Perché si fermano?

Arriva il contatto, una musica morbida e i corpi cominciano a fondersi, a slanciarsi, ad affidarsi. D’un tratto i due volti però diventano quelli di due bambini che si specchiano e giocano. I corpi diventano smorfie e da smorfie, animali. E da animali, danza, senza un limite per la libertà del corpo. Tra passi della street dance e acrobatica, e tradizione. A Julio ricordano la tradizione Yoruba – religione esistente anche in alcuni paesi del Centro America – , che nell’insieme di miti e leggende è anche molto conosciuta per la musica, ed il ruolo fondamentale della danza in praticamente tutti i riti. 

In questa danza a cavallo tra Spagna e Mozambico, tra Occidente e Oriente, riportiamo le risposte di Asier Zabaleta, al quale rivolgiamo alcune domande dopo la performance:

Perché i performer assumono sembianze animali durante la danza?

Asier: Gli animali vivono il presente, non conoscono futuro o passato, e seguono i bisogni immediati. Adesso, ora, ho fame, ho sete. 

foto Umberto Tati

Da animali a danza: una danza tradizionale mozambicana che esplode di gioia. Avete trovato una risposta, un pensiero occidentale che guarda a un’altra cultura?

Asier: Il pensiero, mio, è quello di una persona con l’horror vacui che capisce molto più facilmente i ritmi trita-carne trita-pensieri trita-tutto di una routine senza pausa e senza weekend. Mio di persona che non concepisce un tempo che non misura. Mio di persona che non capisce un tempo fatto solo di presente.  Mio di persona che ha dimenticato che si può esplodere di gioia anche adesso. 

Questa bellezza è perfettamente visibile nella seconda parte della danza.

Asier: La danza tradizionale è un modo di vivere il presente. La danza esiste nel momento in cui la fai: è qualcosa che ti obbliga a vivere nel presente. Esiste solo il presente. Mentiamo a noi stessi dicendo che possiamo vivere nel futuro.

Asier e i performer ci salutano, rimaniamo nelle luci di Largo Spartaco per un po’, prima di salutarci. Abituati a ritmi trita-tutto, convinti che fare tutto subito ci prepari a un “dopo”, si dimentica che c’è sempre un dopo. Si dimentica che esiste solo il presente e che qui c’è spazio per quella gioia così piena di due ragazzi che danzano. 

“The animals live the time in the present. They don’t have this concept of the future or the past. They live now, here. I am hungry I need food and i go to hunt. And they go from animals to the most traditional dance and for me dance, especially the traditional dance, is a way to live in the present. The dance in the moment you make it, is that. It’s something that obliges us to live in the present and that way we go from the animals to the dance”

collage Anna Pucelli

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