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foto Carolina Farina

Molte sono cresciute sulle note di If I were a boy di Beyoncé e hanno perso la voce cantando il ritornello: “if I were a boy I think I could understand how it feels to love a girl, I swear I’d be a better man”.
“Se fossi un ragazzo”. Io non lo ero ed ero anche molto lontana dalle prime riflessioni sul genere e sul fatto che non esistano solo due binari paralleli: uomo o donna.

Ancora oggi, spesso, ci si sente schierati a categorie contrapposte: uomini contro donne. Categorie monolitiche, impenetrabili.
In questo momento storico il femminismo intersezionale ci sta costringendo un po’ a fare i conti con questo discorso sulle categorie: tornano al centro i corpi delle donne, i corpi delle “minoranze”, i corpi non conformi allo standard.
If you were a man della compagnia Spellbound ricalca il titolo del successo di Beyoncé per proporre un altro discorso sui corpi. Sceglie però di concentrarsi su quella figura che ha dominato il mondo culturale occidentale e il nostro immaginario nelle ultime migliaia di anni: il corpo maschile.

foto ufficio stampa

Dall’alto della sua posizione di potere, anche questo è un corpo schiacciato da uno standard, costretto da paletti eretti da una società che ti definisce a partire dalla biologia.

La coreografia di Mauro Astolfi mette davanti ai nostri occhi quattro ragazzi dentro un’uniforme da lavoro e lascia parlare questo corpo invitando a esercitare un nuovo ascolto. Già il titolo si pone in dialogo col pubblico e in qualche maniera lo interroga: if you were a man, se tu fossi un uomo. E no, non è un caso, e sì, si tratta di uno spettacolo di danza, ma le parole, quasi quanto il corpo, sono al centro.

L’uomo è in silenzio, ma il corpo non è muto: parla una sua lingua di contatto, respiro e azione. I quattro corpi si intrecciano, si allontanano, si aspettano e si cercano tra linee spezzate che definiscono i loro spostamenti, le loro posizioni, i loro movimenti, le loro stesse schiene. Mentre dall’uomo emerge una lingua che dobbiamo reimparare a comprendere, il discorso è protagonista e riempie lo spazio, guidando una coreografia danzata su parola.
Investito dall’espressività di Lorenzo, Mario, Mateo e Alessandro, il pubblico di If you were a man non sa se ascoltare il corpo o le parole e finisce per lasciarsi frastornare da entrambi. Unica bussola a disposizione è il titolo: un interrogativo che sposta spettatori e spettatrici dalla zona di confort e li proietta al centro del dialogo.

Debora Troiani


SPELLBOUND CONTEMPORARY BALLET
If you were a man

If you were a man è uno studio per quattro uomini su una profonda riprogrammazione dell’ascolto. Se i suoni prodotti dai movimenti, dai respiri, potessero sempre essere decodificati in tempo utile alcune cose potrebbero essere evitate, potrebbero non accadere e si potrebbe imparare ad ascoltare efficacemente un corpo che non parla. La meraviglia di un dialogo silenzioso porta con sé risultati inaspettati… anche i piccoli rumori e le strategie del corpo possono dichiarare in anticipo un imminente conflitto. Il rifiuto, il sospetto, la diffidenza, l’amore o la paura, non sempre sono comunicati in tempo utile per poter intervenire, per poter accogliere un’informazione preziosa sugli altri.

Durata: 20 minuti

Bio Compagnia
Spellbound nasce nel 1994 per volontà del coreografo Mauro Astolfi cui si è aggiunta alla guida dopo due anni Valentina Marini. Forte di una cifra stilistica inconfondibile esaltata da un ensemble di danzatori di eccellenza, Spellbound si colloca oggi nella rosa delle proposte italiane maggiormente competitive sul piano internazionale, convincendo le platee dei principali Festival di Europa, Asia, Americhe. L’esperienza di oltre 25 anni in ambito professionale ha rafforzato il know how di un team consolidato di professionisti capace di accogliere progetti di produzione con una spiccata vocazione internazionale.

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