{"id":651,"date":"2019-09-19T08:12:01","date_gmt":"2019-09-19T06:12:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.attraversamentimultipli.it\/?p=651"},"modified":"2019-09-19T11:34:42","modified_gmt":"2019-09-19T09:34:42","slug":"le-parole-mi-diventano-crudeli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.attraversamentimultipli.it\/2019\/le-parole-mi-diventano-crudeli\/","title":{"rendered":"Le parole mi diventano crudeli"},"content":{"rendered":"<h3 style=\"text-align: justify;\">Mahamadou Kara Traore, tra Roberto Latini, Pirandello e la voce che muore<\/h3>\n<div id=\"attachment_652\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-652\" class=\"wp-image-652\" src=\"http:\/\/www.attraversamentimultipli.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/LATINI-1.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"344\" srcset=\"https:\/\/www.attraversamentimultipli.it\/2019\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/LATINI-1.jpg 960w, https:\/\/www.attraversamentimultipli.it\/2019\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/LATINI-1-300x206.jpg 300w, https:\/\/www.attraversamentimultipli.it\/2019\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/LATINI-1-768x528.jpg 768w, https:\/\/www.attraversamentimultipli.it\/2019\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/LATINI-1-640x440.jpg 640w, https:\/\/www.attraversamentimultipli.it\/2019\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/LATINI-1-600x413.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><p id=\"caption-attachment-652\" class=\"wp-caption-text\">foto Chiara Cocchi<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo giorno di festival. Tra lo spettacolo di <strong>Kolektiv Lapso Cirk<\/strong> a Largo Spartaco e <em>I giganti della montagna<\/em> di <strong>Roberto Latini<\/strong> a <strong>Garage Zero<\/strong> ci fermiamo attorno un tavolo a cenare con la redazione. Mahamadou Kara Traore parla con Ludovica Labanchi, di parole, e di lingue, e mentre finiamo di mangiare lo sentiamo pronunciare questa frase: \u00abogni giorno, una parola della mia lingua muore\u00bb. Kara viene dal Mali, parla <em><strong><a href=\"http:\/\/www.attraversamentimultipli.it\/2018\/sconfinamenti-linguistici-la-lingua-bambara\/\">bambara<\/a><\/strong><\/em>. Ma parla francese. Tutti iniziamo a discutere e dopo una lunga conversazione, che conserver\u00f2 preziosamente, scendiamo la rampa di Garage Zero. L\u00ec, Roberto Latini ci aspetta con quelle <em>parole strappate a un testo mai finito<\/em> (<em><strong><a href=\"https:\/\/www.teatroecritica.net\/2015\/02\/roberto-latini-giganti-della-montagna-recensione\/\">qui il racconto su Teatro e Critica<\/a><\/strong><\/em>). Come si fa a far ascoltare Roberto Latini a chi non capisce perfettamente la lingua? Ho un po\u2019 di paura, come spesso accade, quando mi siedo a vedere uno spettacolo con un gruppo di spettatori migranti. Spero sempre che oltre il linguaggio, l\u2019estetica, la ricerca, il teatro riesca in qualche maniera a risuonare con ci\u00f2 che siamo. Poi, i giganti della montagna. Ogni tanto sbircio i ragazzi della redazione; so che non tutti stanno capendo le parole, ma sono l\u00ec fissi a guardare quell\u2019uomo che in penombra esplode e sibila nei condensatori dei microfoni. Mi chiedo quale possa essere per noi la chiave per entrare in questa versione radio edit, me lo chiedo fino alla fine, fino a quando Roberto Latini viene tra il pubblico e in scena resta, imponente e sola come un dolmen, la voce. &#8211; Ma tu, non hai paura? &#8211; In scena solo quelle cinque parole, prima del buio e degli applausi, siamo tutti l\u00ec a guardarle, anche Latini. Ripenso alle parole della lingua di Kara. All\u2019uscita decido di chiedergli di dialogare con cinque frasi dello spettacolo, di parlare con Pirandello della voce che ha sentito a teatro e soprattutto della propria. Tre giorni dopo mi arriva un vocale di Kara, che recita pi\u00f9 o meno cos\u00ec. (Luca Lotano)<\/p>\n<p><em>Ascoltare, se volete ascoltare<\/em><\/p>\n<p>L\u2019attore parlava stranamente. Questo ho pensato mentre guardavo lo spettacolo e non riuscivo a capire tutto. A parte l\u2019inizio quando diceva: io ho paura. Io ho paura. Io ho paura. \u00c8 l\u2019uomo sulla montagna. La solitudine. A un certo punto sentivo qualcosa dentro di me, non so se fosse la paura. Mi ha fatto pensare, siamo soltanto soli.<\/p>\n<p><em>Le parole mi diventano crudeli.<\/em><\/p>\n<div id=\"attachment_654\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-654\" class=\"wp-image-654\" src=\"http:\/\/www.attraversamentimultipli.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/CFarina_Attraversamenti_16-09-0403.jpg\" alt=\"foto Carolina Farina\" width=\"500\" height=\"333\" srcset=\"https:\/\/www.attraversamentimultipli.it\/2019\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/CFarina_Attraversamenti_16-09-0403.jpg 1800w, https:\/\/www.attraversamentimultipli.it\/2019\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/CFarina_Attraversamenti_16-09-0403-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.attraversamentimultipli.it\/2019\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/CFarina_Attraversamenti_16-09-0403-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.attraversamentimultipli.it\/2019\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/CFarina_Attraversamenti_16-09-0403-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.attraversamentimultipli.it\/2019\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/CFarina_Attraversamenti_16-09-0403-640x427.jpg 640w, https:\/\/www.attraversamentimultipli.it\/2019\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/CFarina_Attraversamenti_16-09-0403-600x400.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><p id=\"caption-attachment-654\" class=\"wp-caption-text\">foto Carolina Farina<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sua voce. La maggior parte delle persone sono le lingue che parlano. Allo steso tempo dico, certe persone non hanno avuto la possibilit\u00e0 di conoscere letteralmente la propria lingua madre, in profondit\u00e0. Se non sai la tua lingua, la tua madre lingua, se uno non conosce bene la sua lingua madre, letteralmente, perde anche la sua cultura.<\/p>\n<p><em>Che vuol dire che non siamo noi, sei sicuro che i nostri corpi respirino ancora?<\/em><\/p>\n<p>Io ho paura perch\u00e9 non so esattamente chi sono, io ho paura, perch\u00e9 mi vedo in una via di mezzo, ho paura perch\u00e9 ora come ora parlo in italiano, e scrivo questo in italiano. Ma lo so perfettamente che non sono italiano. Italiano si nasce, non si diventa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Se ci lasciamo prendere \u2013 <\/em>come hanno fatto<em> \u2013 \u00e8 la pazzia.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A me fa molto emozionare quando vedo un ragazzino, un bambino dell\u2019asilo, parlare in italiano. Mi fa molto emozionare. Parla in un modo corretto, perch\u00e9 quella che parla a casa e a scuola \u00e8 la stessa lingua e la studia, la scrive, la sente e ovunque quel bambino pu\u00f2 impararla. Allo stesso tempo mi fa ricordare quando avevo sette anni e guardando la tv sentivo parlare pochissimo nella mia lingua, a scuola parlavamo un\u2019altra lingua, alla radio l\u2019altra lingua, tutto quanto, sui documenti. E non mi sono mai chiesto perch\u00e9. E nessuno mi ha detto perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec. Mano a mano crescendo ho capito perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec. Per\u00f2 alle volte bisogna prendere il mondo come \u00e8. E ogni giorno che passa una parola della mia lingua muore.<\/p>\n<p><em>Ma tu, non hai paura?<\/em><\/p>\n<p>Io ho paura. Ma ringrazio tutti, Attraversamenti Multipli, i miei colleghi, li ringrazio tutti. Perch\u00e9 qui, tante persone, possono dire quello che pensano in altri modi.<br \/><strong>Mahamadou Kara Traore<\/strong><\/p>\n<p>Quando il vocale finisce mi sembra di aver ascoltato, nella parole di Kara, anche Sujata Bhatt, poetessa indiana, nativa del Gujarar, che nelle poesie di In cerca della lingua fa diventare la lingua materia che vive e che muore, membrana sottile tra corpo e scrittura.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Mi chiedi che cosa intendo dire<br \/>Quando affermo che ho perso la mia lingua.<br \/>Ti chiedo, che cosa faresti<br \/>Se avessi due lingue in bocca<br \/>E perdessi la prima, la lingua madre,<br \/>E non riuscissi a sapere davvero la seconda,<br \/>Quella straniera.<br \/>Non potresti usarle insieme<br \/>Anche se quando pensi finisce che fai cos\u00ec.<br \/>Se poi ti capitasse di stare in un paese<br \/>Dove si parla un\u2019altra lingua ancora,<br \/>La tua lingua madre marcirebbe,<br \/>Marcirebbe e ti morirebbe in bocca.<br \/><strong><em>Sujata Bhatt<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mahamadou Kara Traore, tra Roberto Latini, Pirandello e la voce che muore Secondo giorno di festival. 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