#sconfinamenti linguistici. La lingua peul-fula

Abbiamo chiesto a Valerio Sirna di raccontarci quali sono gli spettacoli di sabato 29 settembre ad Attraversamenti Multipli, leggendo la lingua peul-fula.

#sconfinamenti linguistici è una rubrica del blog curato da Spettatori Migranti/Attori Sociali 

Raffaele Urselli (Phd in African Studies), che ringraziamo, ci ha raccontato qualcosa sulla lingua peul-fula.

In verde la diffusione del peul-fula

La lingua Peul (in francese), anche nota come Fula (in inglese), è parlata dai Fulani, un gruppo etnico che si estende nell’asse Saheliano tra Africa orientale ed occidentale. Si tratta di una lingua africana molto complessa e difficile da utilizzare con precisione, cui manca una nazionalità in cui sia maggioritaria (nonostante sia presente in oltre 20 nazioni africane). La nomenclatura di riferimento è perciò particolarmente articolata. Ci sono infatti diversi modi per riferirsi a questa lingua: i suoi locutori fanno riferimento al termine Pulaar (per i dialetti occidentali) o Fulfulde (per i dialetti centro-orientali). Haalpulaar’en è invece il termine utilizzato per indicare chi parla Peul. In ambiente anglofono il riferimento alla lingua Fula – o alle popolazioni fulbè, che cioè parlano Fula – proviene dal gruppo di lingue Mandingo e Hausa. In francese invece, il termine Peulh trae origine dalla lingua Wolof (p’el). L’estensione del Fula su un territorio molto vasto, vista l’origine nomadica di questa popolazione, rende difficile determinare con precisione il numero di locutori (tra i 6 e i 20 milioni). Questi sono principalmente concentrati tra Guinea, CameroonSenegal, Camerun, Niger e Nigeria, dove spesso è parlata come seconda lingua.

Grazie alle sue caratteristiche fonologiche e morfologiche, il Fula ha guadagnato la reputazione di lingua dolce, particolarmente orecchiabile ed armoniosa; per questo oggi ci si riferisce al Peul come “lingua degli uccelli” o spesso anche come “l’Italiano d’Africa”.

La Redazione

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