Memorie dal volleyball con Salvo Lombardo

Abbiamo incontrato Salvo Lombardo dopo Derivazione N.3, azione urbana esito del workshop tenuto dal coreografo tra Largo Spartaco e Garage Zero per una breve chiacchierata

foto Carolina Farina

Venerdì e sabato sera, durante l’ultimo weekend di Attraversamenti Multipli 2018, Salvo Lombardo ha presentato l’esito del suo laboratorio; workshop al quale i partecipanti sono stati invitati attraverso una chiamata pubblica e che rientra nella programmazione del festival quale attività site-specific pensata per interagire con il territorio attraverso la pratica artistica. A partire dal training fisico, il gruppo di performer ha utilizzato la piazza come campo di azione entrando progressivamente in connessione con il pubblico e includendolo poi nel finale in un momento di gioco collettivo che ha trasformato la piazza in un enorme circuito di micro-relazioni attorno ai palleggi tra performers e spettatori.

Libasse Loum«Volevo sapere da quanto tempo avete iniziato questo progetto e come è nata l’idea del laboratorio»

Salvo Lombardo: «Qui ad Attraversamenti Multipli ho lavorato con un gruppo di performers, danzatrici e danzatori a partire da lunedì, quindi cinque giorni di lavoro, di workshop. Stasera abbiamo presentato questo lavoro pubblico, domani continueremo a lavorare e presenteremo nuovamente l’esito. La performance si intitola Derivazione numero 3 perché è la terza di un ciclo iniziato lo scorso anno, sempre con Attraversamenti Multipli, però a Genova. La seconda è stata fatta  in Sardegna, a Sassari, e stavolta a Roma».

foto Umberto Tati

Alagie Camara«Perché hai scelto lo sport come tema del workshop e come lo avete utilizzato per lavorare?»

Salvo Lombardo: «Innanzi tutto perché mi interessa lo sport di per sé nella sua dimensione popolare, come attività praticata più o meno da tutti; quindi mi concentro su quegli sport dei quali abbiamo in tutti i corpi una memoria. La pallavolo, statisticamente in qualche modo lo è; allora ho chiesto ai performers di recuperarne una memoria fisica nel loro corpo e di cercare di riattivare delle dinamiche a partire da alcuni match che abbiamo realizzato qui nella piazza in questi giorni di lavoro; a partire da quelli abbiamo creato una nostra composizione coreografica.
Tutte e tre le azioni partivano dallo sport popolare come possibilità di creare connessioni, interazioni e relazioni. Anche in questo caso abbiamo lavorato sulla pallavolo e sul beach-volley come punto di partenza».

Luca Lòtano: «Avete quindi lavorato prevalentemente a partire dalla memoria a breve termine – delle partite organizzate a Largo Spartaco – o da quella a lungo termine depositata nel corpo dei danzatori?»

foto Umberto Tati

Salvo Lombardo: «Abbiamo mischiato la stratificazione di memorie immaginarie che questo sport portava nell’esperienza di ognuno e al contempo una memoria a breve termine data dalla pratica di questo sport in questa piazza. Ovviamente non ci siamo riferiti a delle regole troppo strette della pallavolo ma abbiamo in qualche modo giocato i nostri match a partire dalle memorie che avevamo, quindi non ristudiandolo tecnicamente».

Luca Lòtano: «In quali spazi avete lavorato oltre a Largo Spartaco?»

Salvo Lombardo: «Abbiamo lavorato prevalentemente qui in piazza e poi abbiamo cercato dei momenti più a riparo per riscaldamenti ed esercizi a Garage Zero».

Alagie Camara«Come chiameresti questa grande squadra di pallavolo che ha coinvolto perfomer e pubblico della piazza?»

Salvo Lombardo: «Ovviamente non è una squadra e non ha un nome, ma se proprio dovessi scegliere io la chiamerei Spartaco!».

Alagie Camara, Libasse Loum e Luca Lòtano

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