Composizione istantanea con Giselda Ranieri

Giselda Ranieri, in scena ad Attraversamenti Multipli con Blind date, ha raccontato ad Alagie Camara, redattore di Spettatori Migranti e performer di D.A.B., come creare una relazione con il presente della performance. 

foto Umberto Tati

Domani danzerò in questa piazza, nella quale tu hai danzato stasera. Con cosa bisogna entrare in rapporto, per te, durante la performance?

Il rapporto significa tutto. In Blind date c’è il rapporto con il musicista che non conosco, lo incontro poco prima di fare la performance, al massimo il giorno prima. C’è il rapporto con lo spazio che ci accoglie, e quindi anche di chi sta vivendo quello spazio in quel momento; in questo caso siamo in un luogo pubblico, in una piazza, quindi oltre agli spettatori c’è tutta un vita che ruota attorno con la quale relazionarsi.

Come si entra in rapporto con tutti questi elementi?
Con molta concentrazione, ma anche con molta leggerezza. Non è una concentrazione che chiude ma che apra il più possibile lo sguardo, un’attenzione a trecentosessanta gradi. Cerco di essere estremamente dentro quello che faccio e contemporaneamente consapevole di quello che mi sta attorno, per poter ricevere costantemente input e per poter poi restituirli al pubblico.

Quanto c’è di improvvisazione e quanto è preparato nella coreografia di Blind date?
Questa è totalmente composizione istantanea, totalmente improvvisato, non c’è niente di scritto o di preparato.

Qual è il significato, l’obbiettivo?
Non c’è un significato. Per me l’obbiettivo di questo lavoro è quello di continuare a cercare nel campo della composizione istantanea. Non mi piace tanto la parola improvvisazione, perché in italiano porta ad altri significati, spesso non troppo positivi. Composizione istantanea vuol dire che tu sei inconsapevole, stai scrivendo qualcosa in ogni momento senza predeterminarlo. Preciso: inconsapevole può essere usato in relazione alla composizione istantanea solo se “non in-formato”, lo intendiamo come sinonimo di ‘che non sta in una forma pre-determinata’. L’obbiettivo è quindi continuare a ricercare in quel campo e soprattutto cercare di vivere fino in fondo il presente, e quindi la relazione di cui parlavamo prima.

foto Umberto Tati

Che parte del tuo corpo senti più attiva, da dove nasce il tuo movimento?
Seguo solitamente degli impulsi, questi impulsi possono riguardare diverse parti del corpo. Molto spesso riguardano quello che viene chiamato il plesso solare, lo sterno, e da lì si dirama poi per tutto il corpo. Quindi se dovessi proprio andare ad identificare un punto ti direi quello. E poi l’espressività, che però è anche una conseguenza di quello che il corpo vive in quel momento e che sta sperimentando. Cerco di lavorare in maniera globale, ricerco quali siano le potenzialità totali del corpo, la danza, il movimento, l’espressività, ma anche la voce, come suono e come parola.

Una domanda al fotografo Umberto Tati, che durante la performance ha visto Giselda Ranieri entrare in relazione con lui (le foto in alto e in basso sono state scattate a Largo Spartaco durante Blind date). Quali equilibri sono entrati in gioco in quel momento di scambio?

Il fotografo deve, di solito, essere il meno invasivo possibile e quindi nelle rappresentazioni in pubblico lo si trova quasi sempre ai margini della scena. Un equilibrio si rompe quando, come nel caso di stasera, il fotografo anche se per poco rientra a far parte della scena. È una situazione inconsueta e di solito non immaginabile. Nel mio caso, dopo l’attimo di sorpresa, mi son detto che non dovevo ritrarmi, al contrario rendere quel momento unico dal mio punto di vista e così ho fatto, in un certo senso posso dire di essermi sentito un privilegiato.

foto Umberto Tati

Alagie Camara

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