A peso morto nel lavoro di Carlo Massari

Carlo Massari di C&C Company incontra la REdazione Meticcia del festival prima e dopo i capitoli del progetto A peso morto

Luca Lòtano: Carlo, ci puoi dare qualche strumento per guardare il progetto A peso morto_Lui, Lei, L’altro?

foto Umberto Tati

Carlo Massari: Questo progetto nasce nel 2016 a Bologna, con l’intento di raccontare la periferia. In Italia coltiviamo sempre più questa idea di periferia urbana; il centro della città si espande e a livello politico coinvolge anche la periferia, ma in realtà in questa espansione del centro la periferia perde la sua natura. Più questa espansione va avanti e più tutto diventa uguale. Allo stesso tempo, più ci si allontana dal centro, in realtà, e più si perde il “perché” si sia diventati come il centro. E allora, in questo processo, ci sono delle realtà e delle persone destinate a sparire. Ho provato così a generare questi personaggi – lui, lei e un altro – che cercano di interagire in uno spazio che in qualche modo non gli appartiene più. La cosa incredibile, per me, è che adesso sono tre, ma ne stanno nascendo già altri. Perché più ti guardi attorno e più ti accorgi di un disadattamento generale, in un contesto che ti dovrebbe includere e nel quale invece ti ritrovi ad essere un ospite. Anche se sei a casa tua. E quindi questi personaggi si stanno autogenerando; mi guardo intorno e nascono.

Mahamadou Kara Traore: Ma cos’è quello che racconta lo spettacolo fisicamente, con l’immagine del peso morto?

foto Chiara Cocchi

Carlo Massari: È un lavoro su una caduta, sul crollo dei corpi. Nella mia idea questi personaggi sono  “ex” eroi, “ex” dei, persone che adesso sono in decadimento. C’è un crollo, che è sempre più definitivo. Un’attrazione del corpo, come calamite, verso il basso. Con un tentativo di resistere, ma in una caduta costante

Luca Lòtano: Questa periferia della quale parli, è una periferia umana o più geografica?

Carlo Massari: È tanto periferia-luogo quanto periferia-umana, e credo le due cose corrispondano. È un lavoro periferico anche a livello fisico: in questo lavoro il movimento non parte mai dal centro, parte sempre dalle estremità. Il bacino arriva come eco del movimento. Di solito in danza il movimento parte dal centro, si genera tra il pube e l’ombelico. Io sto lavorando invece proprio sulle estremità. Sto lavorando esattamente all’opposto; il centro dà stabilità, questi arti invece partono ma cadono, crollano perché non hanno una base di appoggio.

Mahamadou Kara Traore: Nel secondo dei due lavori che hai presentato, Lei, c’era un’ansia di cantare, ma non riuscivi a farlo. Cos’era questa emozione?

foto Chiara Cocchi

Carlo Massari: La canzone che avete sentito è Non, je ne regrette rien cantata da Édith Piaf: è come se fosse una canzone su quello che resta. Cosa rimane? Niente di niente. Non rimpiango niente, mi scordo degli amori, di tutto quanto. C’è un crollo identitario e nel secondo personaggio, Lei, questa sorta di mezzo uomo e mezzo essere femminile, si apre anche un discorso sulla sessualità. Avevo provato con un’altra maschera, così come quella adottata per il personaggio Lui, ma non era giusto perché invece andava lasciata un’ambiguità.

Luca Lòtano: Quali sono i punti in comune nella tua interpretazione di questi tre personaggi?

Carlo Massari: È come dare a questi personaggi periferici, marginali nel loro decadimento, un ultimo respiro. Hanno bisogno quindi, in qualche modo, di avere un pubblico. C’ è il bisogno di un pubblico come a testimoniare qualcosa che in futuro non ci sarà più. Credo tanto che tutto ciò si possa legare a un discorso di costruzione brechtiana; io quindi non entro e sono un personaggio, ma entro e sono io che ti porto un personaggio.

foto Chiara Cocchi

Julio Ricardo Fernández: Prima dello spettacolo ci hai parlato della cultura in relazione al corpo, di come costruisci questi personaggi lavorando fuori dal teatro, in strada. È importante l’equilibrio tra quanto possiamo prendere da un’altra cultura senza lasciare la nostra.

Si. E anche questo progetto, infatti, nasce dall’idea che ha generato la compagnia. Il primo progetto di C&C si chiamava Corpo e cultura, e partiva dal concetto di come la cultura di un paese possa influenzare la forma dei corpi che la rappresentano. E al contrario come i corpi possano, nel loro portare cultura in giro, trasformarla. Tu vieni da Cuba, tu dal Gambia, tu dal Mali; avete importato una cultura. Questa cultura in qualche modo per me influenza. Il tuo portare cultura a me fa si che il mio corpo si arricchisca. Che poi è il contrario di quello che ci fanno pensare, non è un impoverimento ma un ampliamento. Non è un “arriva una nuova cultura, cancello la mia” ma “la mia cultura diventa più grande, le forme del mio corpo evolvono”. È la nostra evoluzione.

Mahamadou Kara Traore, Julio Ricardo Fernandez, Alagie Camara

A PESO MORTO
Lui, Lei, L’altro
creazione originale Carlo Massari
produzione C&C Company

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