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#AttraversamentiMultipli, Week2 – Day1, #NESSUNO PUO’ TENERE BABY IN UN ANGOLO #Crowfounding

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Nel frattempo a  Garage Zero, Valerio Malorni si preparava ad interpretare la parte di un benzinaio decisamente particolare perché si ritrova suo malgrado nel banco degli imputati con accusa di omicidio. L’episodio fa riferimento ad un fatto di cronaca, proprio come avvenuto per #MEGALOPOLIS. Qui il fatto di cronaca, ci dice Simone, occupava lo spazio di un trafiletto, uno come tanti. Il regista, colpito dalle circostanze del fatto (in sostanza parla di una ragazza ritrovata con la testa mozzata nell’area di una pompa di benzina), le ha ingigantite, ha ipotizzato come imputato proprio il benzinaio, e ne ha indagato la stessa coscienza. La scena si apre con il protagonista seduto su una panca di legno illuminata, avvolto in un’atmosfera metallica, quasi artefatta. All’inizio ci fa sorridere: racconta di come nasce il “sogno” di fare il benzinaio, i rapporti con le donne, avventure anche divertenti (“mio padre non rimane mai in riserva”). D’improvviso, però, siamo catapultati all’ìinterno del dramma vero e proprio: “Non ho ucciso io quella ragazza”. E allora i divertimenti di prima si spezzano e il riso si fa amaro. Lo spazio attorno al protagonista si chiude, la stretta diventa totale. Il gioco diventa dramma della coscienza. L’interrogatorio fittizio al quale il benzinaio si sottopone è un gioco sadico con il proprio subconscio. La ricostruzione degli eventi sembra serena all’inizio; poi arrivano i dubbi, alimentati, lo si deduce, dal bombardamento mediatico che riceve da fuori, dalle circostanze stesse della vita che l’hanno portato in quel luogo, che acquista contorni sempre più inquietanti.

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Come detto il cerchio progressivamente gli si chiude attorno: sarà lui stesso a delimitare la scena del crimine, lui stesso a mettere in dubbio la propria innocenza. Allora la voce che gli parla, quella della coscienza appunto, sarà libera di distorcere le sue stesse affermazioni, utilizzarle contro di lui, metterlo più sempre alle strette. Ma chi è l’omicida? Non credo importi più di tanto.  Simone Amendola ha preso come pretesto un evento di cronaca per scandagliare tutti gli effetti che produce all’interno del soggetto che ne è investito. Il focus è sulla mente, sulla fragilità di uomo che si manifesta a noi attraverso una coscienza che progressivamente perde i pezzi, si sgretola e rischia di precipitare nell’oblio o, per converso, quasi a gioire sadicamente di una routine stravolta. Il tutto con grande esperienza drammaturgica, molto sapiente nel ritmo, felicemente accompagnato da un buon tappeto sonoro. Aiuta anche l’ottima interpretazione di Valerio Malorni, dalle tonalità stranianti, dal ritmo cadenzato e le toniche quasi sempre aperte, che, dopo qualche minuti di spaesamento, trasporta il pubblico dentro quella scena del crimine che l’attore stesso arriva a delimitare.

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Siamo andati, subito dopo la prima, dietro le quinte, e abbiamo fatto due domande a Simone Amendola, che ci spiega, oltre alla genesi dello spettacolo, l’iter di studio che esso sta attraversando e, del quale, quello che abbiamo visto rappresenta solo una prima tappa.

Per voi, Simone Amendola:

 

Elisa, Carlo  e Caterina per #AttraversamentiMultipli

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